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Giuseppe Zaccheria ci ha raccontato come, nel 1999, un gruppo di amici si fosse riunito per discutere dei problemi della giustizia e di «Tangentopoli» e di come il Circolo Culturale «I Navigli» fosse stato fondato per creare un centro di aggregazione animato da personalità della vita sociale e culturale di Milano. Furono subito promossi incontri e dibattiti e, al primo incontro, tenuto alla presenza dell’Onorevole Aldo Aniasi e dell’Avvocato Laura Girard, Presidenti – rispettivamente – dei Circoli «De Amicis» e «I Navigli» prese parte anche l’allora Avvocato Giuliano Pisapia.
«Tangentopoli» fu un terremoto sociale ed economico che mirò al risanamento dei meccanismi che regolavano la concessione di appalti da parte di enti pubblici e che lasciò tanti strascichi, alcuni con risultati drammatici e altri senza particolari sviluppi concreti. Col trascorrere del tempo, perse, sotto il profilo della sua manifestazione ed evoluzione, l’iniziale esplosivo e diffuso interesse ma, per tutti gli indagati, restavano la memoria e le conseguenze delle detenzioni cautelari e dei conseguenti processi. Molte di tali azioni legali si sono concluse con assoluzioni complete, ma solo dopo anni ed anni di sofferenza per le famiglie, dopo fallimenti di aziende con perdita di lavoro per i dipendenti: tristi conclusioni ed oneri enormi, in termini di denaro e di coinvolgimento emotivo. “Il mio è stato uno di questi casi” ci racconta Giuseppe Zaccheria, allora titolare di una società leader nel settore del trattamento acque e rifiuti urbani. Giuseppe, come molti altri imprenditori si trovò coinvolto in quel terremoto. Arrestato e posto a detenzione preventiva dai Magistrati dei Tribunali di Monza e di Genova, Giuseppe è stato poi assolto – dai rispettivi Tribunali - da tutti i reati per i quali era stato rinviato a giudizio. Eppure, gli organi di stampa del tempo e la rete web di oggi, continuano ad indicarlo come “inquisito”, “accusato”, “detenuto”. Nessuno si è mai occupato di fare giustizia fino in fondo e nel modo corretto: i personaggi coinvolti in «Tangentopoli» rischiano di restare per sempre iscritti al registro degli indagati perché a nessuno interessa conoscere la verità vera che, a molti, ha reso giustizia. Giuseppe ha, ingiustamente, molto pagato e molto sofferto ma ha reagito, si è rialzato: ha creato un Circolo d’arte, di cultura e di aggregazione. La sua vita e la vita dei suoi familiari continuano, con serenità. E la nostra storia italiana si fa ricca di futuro. |